Beh, c'è di che stufarsene: ogni volta che qualcuno mi chiede cosa faccio nella vita, mi tocca di dover tirare in ballo il mio hobby primario. E no, non si tratta di correre nudi nei campi da tennis suonando "Imagine" con la chitarra dietro la nuca. Il mio hobby primario è, in realtà, uno dei trend giovanili più diffusi degli ultimi anni: lo studente universitario.
Chiariamoci: non voglio criticare tutti coloro che prendono l'impegno universitario seriamente (AH!AH!AH... ah? ehhh... hmm.. pardon) ma è sfacciatamente palese quanto sia poco importante il vero e proprio processo di apprendimento all'interno delle università, oggi, a fronte di quella che potremmo definire "Ossessione maniacale da possesso del pezzo di carta".
E il pezzo di carta, chiaramente, non è una bella banconota da n Euro. O, almeno, non direttamente.
No, il pezzo di carta (e qui, fossimo in un film di Spielberg, partirebbero gli archi a generare inquetudine) è la laurea.
Non più l'atto di apprendere, ma l'atto di ottenere qualcosa dall'apprendimento regola oggi il gregge giovanile post-diploma.
Ti sei diplomato, si? Bene, che vuoi fare nella vita? Guarda che senza il pezzo di carta non vai da nessuna parte.
Eccolo. Si manifesta a noi fin da quel giorno, questo avatar del male.
Sogghigna mentre cerchiamo di capire quale potrebbe essere il percorso universitario e formativo più redditizio (non il più interessante! e chi se ne frega di perseguire i propri interessi? io voglio guadagnare etc.) e scricchiola, emette il crepitìo tipico di un antico papiro egiziano scoperto nella tomba di un Re dimenticato da ere, pronto a concederci la sua innata sapienza: solo a possederlo diventiamo Medici, Avvocati, Ingegneri.
Ed io? Ed io, che fò lo studente per hobby,come già specificato, sono iscritto alla facoltà (di tutto rispetto) a cui generalmente ci si riferisce coi seguenti appellativi, più o meno ironici e più o meno fondati:
1) Scienze della Confusione
2) Scienze della improvvisazione
3) Scienze delle merendine (questo è il più simpatico e l'ho appreso solo quest'anno).
Ma come? Io che quando mi ci sono iscritto, ero iscritto in Sociologia (e sentite, che bel suono: sociologia. Sembriamo tutti dei piccoli filosofi ma molto attenti al mondo che ci circonda) e, dicevo, solo incidentalmente avevo scelto l'indirizzo di laurea in Scienze della Comunicazione.
E poi me lo fanno diventare facoltà dopo un anno.
E poi : "Ah, ma tu sei iscritto alla facoltà dove insegna Costanzo? Ah ah ah e la de Filippi che fa? i Seminari?"
E poi: "Ah, hai preso un bel voto senza studiare? Ma che cazzo fate a st'Università?"
E che ci resta da fare se non piegarci? Si, è vero. È pure facile andare avanti (sempre che come me non si scelga di fermarsi per tre anni, causa attività lavorativa).
Ma, vivaddio! Non è così facile come sembra.
Soprattutto quando decidete di prepararvi un esame per il 26 di Giugno p.v. (e siamo al 30 Maggio), soprattutto quando quell'esame è composto da quattro testi abbastanza densi di cose simpatiche tipo la struttura di un analisi dei dati e i macro e micro sistemi di riferimento e via dicendo e soprattutto quando quello stronzo del libraio, non appena gli nominate il professore, vi molla tre libri sbagliandone uno e voi vi accorgete del fattaccio solo quando siete tornati a casuccia vostra, a 100 KM circa dalla libreria universitaria.
Bastardo.
Te lo dico io se la prossima volta mi dici "Ah si, te li do tutti e tre direttamente."
Te lo faccio vedere io.
Torno a Roma e ti obbligo ad ordinarmi una copia del Necronomicon con testo a fronte spacciandolo per un testo di Antropologia Culturale.
Impazzirai, peggio dei protagonisti dei racconti di Lovecraft.
Gesù, già studiare è quello che è... ma sbagliare pure libri :P
A là prochaine fois, giovani.
Ruin - May 30
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